Alain Supiot

Fermare la decostruzione dell'Europa

Sottotitolo: 
Dopo la svolta dell'ampliamento, si è affermato un sistema che si basa sulle tesi neoliberiste e attinge da esse l’idea, che era molto cara a Frederick Hayek, di una democrazia limitata. Le istituzioni europee, con questa svolta, sono diventate elementi di decostruzione dei diritti sociali nazionali.
Abstract: 
Negli ultimi dieci anni – argomenta Alain Supiot* - siamo passati da quella che chiamavamo la costruzione europea a quella che potremmo chiamare la decostruzione europea.
La svolta si è avuta con l’ampliamento dopo l’implosione del comunismo. Si è affermato un sistema che si basa sulle tesi neoliberiste e attinge da esse l’idea, che era molto cara a Frederick Hayek, di una democrazia limitata. Il suo progetto era quello di uno smantellamento di ciò che chiamava «il miraggio della giustizia sociale». Le istituzioni europee, con questa svolta, sono diventate elementi di decostruzione dei diritti sociali nazionali. 
Il concetto di globalizzazione è un concetto acritico, che dovremmo analizzare da vicino. Non esiste più un’economia di mercato come modello universale, ma mercati singoli, che di volta in volta corrispondono a costruzioni istituzionali specifiche e particolari, e allo stesso modo non esiste un’Europa, quindi non si può essere pro o contro l’Europa, ma esistono diverse Europe possibili. In un’agenda per la ricostruzione si pone una questione di ordine politico: bisogna riaffermare negli scambi una regola del gioco e un’istanza che possa incarnare questa regola del gioco. Oggi sono gli Stati che la rappresentano, ma l’importanza degli Stati, dal punto di vista economico, non è sufficiente; l’Europa è una buona scala, invece, e una buona scala sono i grandi insiemi continentali, che hanno la capacità e la possibilità di imporre regole. Visto che tutti dicono che bisogna regolare i mercati, che vuol dire regolare i mercati, se si considera che le regole sono come prodotti sul mercato?  
Vi è poi la questione della solidarietà: da questo punto di vista, dovremmo pensare anche a solidarietà sindacali da realizzare tra il Nord e il Sud. Tutto il nostro diritto sociale è stato concepito come una compensazione dell’alienazione inerente al lavoro dipendente, ma – come ha sostenuto Bruno Trentin – la nuova fase ci obbligherà a pensare alla libertà nel lavoro. La questione della libertà sul lavoro è cruciale ed obbliga anche a pensare in termini di capacità: non si può essere liberi se non si hanno mezzi, quindi le politiche devono sostenere la libertà e la capacità degli uomini, anche in termini di responsabilità. C’è un triangolo – libertà, capacità, responsabilità – e non dobbiamo dimenticarci di nessuno di questi tre vertici.
 

* Alain Supiot è professore di diritto presso l’Università di Nantes dove dirige l’Institut d’études avancées. Il testo che si pubblica è la versione, non rivista dall’Autore, dell’intervento svolto in occasione del convegno “Europa e America: quale risposta alla crisi globale?” in memoria di Bruno Trentin.  

Bruno Trentin incarnava più di qualsiasi altro la capacità di pensare ai diritti dei lavoratori, e non soltanto nelle modalità di una fortezza da difendere, ma piuttosto di un nuovo tutto da costruire.
Alain Supiot